Credo nelle case che raccontano chi siamo.
Ci sono case che hanno bisogno di nuovi mobili.
Altre hanno solo bisogno di qualcuno che le aiuti a ritrovare il loro equilibrio.
Non posso parlare di questa casa senza parlare di M.
Dal nostro primo incontro ho avuto la piacevole sensazione di conoscerla da sempre.
Mi accolse con una sincerità disarmante. “Vivo nel caos più totale. Non riesco più a viverla bene. Ho bisogno di rifare tutto.”
Mentre la ascoltavo, però, io vedevo altro. Vedevo una casa piena di vita. Di viaggi. Di ricordi. Di mobili che avevano ancora molto da raccontare.

Abbiamo iniziato aprendo cassetti. Armadi. Scatole dimenticate.
Ogni oggetto riportava a un ricordo, a un momento della sua vita.
A volte ridevamo. A volte ci fermavamo. Non c’è mai stato imbarazzo. Solo la sensazione di due persone che stavano rimettendo ordine insieme.
Solo dopo aver fatto spazio è arrivato il progetto.
I mobili hanno iniziato a cambiare stanza. Alcuni hanno trovato una nuova funzione. Altri sono tornati protagonisti. Le luci, i tessili e pochi acquisti mirati hanno fatto il resto.
La casa non aveva bisogno di essere trasformata. Aveva bisogno di ritrovare il proprio equilibrio.

C’è una parte del mio lavoro che amo più di tutte.
Non è il prima. Non è il dopo. È il durante. È il momento in cui ogni pezzo del puzzle trova il proprio posto.
Alcune persone vedono una casa piena di mobili. Io comincio già a vedere gli spazi che respirano.
Questa stanza aveva già tutto ciò che serviva. Aveva solo bisogno di ritrovare il modo di raccontarlo.

La camera da letto è il luogo dove la giornata si conclude e una nuova può cominciare. Qui ho cercato soprattutto calma, luce e calore.

L’ordine non riguarda solo gli oggetti. A volte è ciò che ci permette di vivere la casa con più leggerezza.
Alcuni dettagli aspettano solo qualcuno che li aiuti a tornare protagonisti.

Il balcone è diventato il luogo dove rallentare, respirare e condividere il tempo con le persone più care.

Non sempre una casa ha bisogno di cambiare. A volte ha semplicemente bisogno di essere guardata con occhi nuovi. Questo progetto di restyling mi ha ricordato che l’ordine non riguarda solo gli oggetti, ma il modo in cui scegliamo di vivere gli spazi e i ricordi che custodiscono. Ed è forse per questo che il momento che porto nel cuore non è quello della casa finita, ma quello in cui M. ed io eravamo sedute per terra, a svuotare un cassetto e a ridere insieme. È lì che questo progetto è davvero cominciato.